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Prefazione al romanzo ” L’albero di Giulia ” di Rosanna Cavazzi (a cura di Ilaria Celestini)

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Un sapiente intreccio di storie d’amore, di vita e di emozioni, all’ombra di una magnolia antica, che custodisce piccoli e grandi segreti e speranze: L’albero di Giulia è una narrazione sapiente, frutto della grande abilità costruttiva di Rosanna Cavazzi, autrice che possiede un ricco background culturale e una consolidata esperienza di scrittura che emerge con discrezione elegante nel testo.

Da una non comune competenza lessicale, letteraria e anche e soprattutto scientifica, nasce così un romanzo breve che non è esagerato definire un piccolo gioiello: piacevole per la fluidità della scrittura, capace di offrire il giusto coinvolgimento pur utilizzando la tecnica del narratore in terza persona e originale per la trama che si dipana lungo il corso del tempo, nel periodo che va dagli anni Trenta ai giorni odierni, e che espone le vicende di quattro generazioni di donne, tutte della stessa famiglia, ciascuna descritta nel proprio non facile cammino verso la felicità e la realizzazione di se stessa e del proprio mondo lavorativo, personale e affettivo.

Ma ciò che più conta, la bellezza di questo testo è data dal fatto che all’eleganza formale e alla ricchezza descrittiva delle ambientazioni e delle ricostruzioni contestuali e storiche si unisce una profondità di contenuti e di valori che, semplici solo all’apparenza, sono in realtà i più elevati e i più nobili.

La figura di Giulia, protagonista del piccolo ma solidissimo nucleo affettivo tutto al femminile, trabocca di amore; un amore che non è stucchevole o genericamente sentimentale, ma è passione e fiducia nella vita, capacità di sacrificio, dono consapevole di sé, fedeltà ai propri valori.

Il suo stesso lavoro di levatrice è un inno alla vita; così come il suo infondere coraggio e speranza a tutte le persone che la circondano, la sua compostezza, la sua dignità, sono esemplari e nel contempo, umili.

Per la sua bellezza, per le sue capacità e per la forza che custodisce nella propria interiorità, e anche per le amare prove della vita che ha dovuto sopportare, questa signora splendida e intensa, che il tempo ha condotto dalla giovinezza alla terza età, avrebbe avuto mille ragioni comprensibili per atteggiarsi con superbia e durezza.

Ma rimane se stessa, e per questo incanta: forte e insieme dolce; sofferente e fiera; ferita dalla crudeltà dell’esistenza e nel contempo capace di una generosità senza limiti.

Anche le altre figure femminili del libro sono ricche di bellezza esteriore e di spessore morale, capaci di amare, di cadere, di rialzarsi, e soprattutto di generare.

Generare vita, senza ombra di dubbio.

E anche amore, fiducia, tenerezza, protezione, accudimento, progettualità, realizzazioni professionali e affettività.

Colpisce, tra le loro tante qualità, anche la capacità di voltare pagina, ricostruire una nuova vita, ricostruirsi, senza rimanere inchiodate a un ruolo.

Laura, per esempio, avrebbe potuto crogiolarsi nella propria delusione amorosa e rimanere segregata in una vita di rimpianti.

Sceglie, invece, anche grazie all’aiuto della madre, di recuperare la propria vita, mettere a frutto la propria intelligenza, e diventa una valente scienziata.

Eliana trova la forza in se stessa per seguire la propria vocazione di reporter, e, sempre grazie all’aiuto di Giulia e di Laura, cresce da sola la piccola Carlotta, la quale, a sua volta, trova dentro di sé la spinta ideale a lasciare l’America e a ritrovare tutta la ricchezza delle proprie radici e dell’amore vero.

Tante storie di donne costituiscono il nucleo del romanzo: vite che s’incrociano, legate tra loro dal filo sottile ma indissolubile dell’amore: amore di madre, di nonna, di nipote, di bisnipote; e anche amicizia, sorrisi, condivisione, complicità, come nel caso dell’amica Enrica e di suor Teresa.

Interessanti anche le figure maschili, forti, coraggiose e generose come le loro controparti femminili: Fabrizio, eroe partigiano appassionato; Sergio, detective pieno di fascino; Steve, giornalista coraggioso; Franco, vero gentiluomo e Mattia, sensibile e profondo, sono veramente i degni compagni delle protagoniste.

Le amano con passione, le considerano con amore e con rispetto; le sostengono con vigore e tenerezza e anch’essi trasmettono una sensazione di grande dignità e onestà, mescolata alla capacità di amare e di credere alla vita.

Persino la scelta struggente di Sergio, che nasconde all’amata le proprie ormai disperate condizioni di salute, è un inno alla dolcezza degli affetti veri e all’esistenza, che conserva sempre la propria dignità, anche nel momento estremo del dolore e del distacco.

L’amore donato è l’eredità più preziosa che Giulia lascia a tutti coloro che l’hanno conosciuta, ed è anche il dono che tutti i protagonisti si offrono a vicenda: l’amore che sconfigge la morte, perché, come sottolinea l’Autrice, citando una massima di Thomas Campbell nell’incipit del romanzo, “vivere nei cuori che lasciamo dietro di noi non è morire”.

Un romanzo dai toni sobri e raffinati, che propone sentimenti intensissimi, ma con estremo pudore, senza eccessi di alcun tipo e senza affettazione; ambienti descritti con tratto nitido e dettagliato, dove l’abilità della voce narrante conduce idealmente per mano il lettore lungo le vicende della storia e nell’intimità di un’antica casa con giardino, in mezzo alle bellezze naturali e nelle profondità degli animi.

Un testo prezioso, che merita di essere letto e ricordato con passione e gratitudine, per la forza morale e per il messaggio di speranza e di fiducia che trasmette, valori di cui tanto il mondo ha oggi più che mai bisogno, a cominciare dall’amore inteso come dono gratuito di sé e dal rispetto colmo di stupore e gratitudine per la vita.

Ilaria Celestini

(critico letterario, specialista in Lingua e Letteratura Italiana,

direttore editoriale della collana)

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