Recensioni

Recensione al romanzo giallo

La pazienza della formica” di Marina Bertamoni (Fratelli Frilli Editori 2019)

Davvero una giallista di classe, Marina Bertamoni, scrittrice milanese che ha al proprio attivo diversi romanzi, molto apprezzati da critica e pubblico, di questo genere non facile.

In questo libro, ritroviamo, insieme al collega Fabrizio Calligaris, detto Frambe’, e allo scrittore dal fascino maledetto Angelo Di Dio, in un contesto di reciproca evoluzione umana e personale, l’ispettrice della Questura di Lodi, Luce Frambelli, personaggio creato dall’Autrice nel 2017, già protagonista dei due testi precedenti, entrambi pubblicati da Fratelli Frilli Editori: “Chi muore giace” e “Dieci parole per uccidere”.

In essi, i lettori hanno imparato ad apprezzarne la perspicacia, il coraggio, l’integrità; e anche la ricchezza di sentimenti ed emozioni, i valori morali che la portano a non accontentarsi delle soluzioni facili e dei pregiudizi che portano a condannare il più fragile, il più povero o il diverso, ma a tendere, sempre, senza compromessi, verso la verità, anche quando questa è scomoda e rischiosa.

In questo caso, Luce rischia addirittura la carriera, perché decide di non seguire l’ortodossia della prassi: riuscirà nell’intento o sarà schiacciata dal peso dei ruoli, delle gerarchie e della rigidità delle regole, e anche dal proprio irriducibile orgoglio?

Ai lettori il compito di scoprirlo.

Intanto, ripercorriamo gli elementi salienti del caso su cui si trova a investigare: nell’inverno del 2019, a Rogoredo, ritrovo e rifugio abituale di molti emarginati della metropoli milanese, viene ritrovato il cadavere di un clochard, dall’identità francese, presumibilmente morto per assideramento.

Di per sé, sarebbe un caso su cui non sarebbe necessario indagare: un tragico fatto di routine; ma l’uomo, in realtà, si scopre essere stato un pilota italiano, dato per morto nel 1998, in un incidente aereo nel quale perì un importante e facoltoso manager dello spettacolo. E questa scoperta riapre il cold case di tanti anni prima e innesca mille interrogativi: chi era veramente Andrea Lorchi, il pilota di cui nessuno sapeva praticamente nulla?

E chi era davvero il manager defunto? Fu veramente un incidente?

Qualcuno poteva avere interesse a ucciderlo? O a uccidere entrambi?

Come ha fatto il pilota a salvarsi?

E, soprattutto: perché è rimasto nell’ombra per tanti anni, senza più dare notizie di sé?

Quando, poi, si scopre che il presunto clochard, in realtà, aveva un’ottima disponibilità economica, la situazione diventa veramente intricata.

Luce entra in campo con tutto il suo coraggio e la sua sensibilità: e qui si rivela l’abilità dell’Autrice nel renderla una figura a tutto tondo, con una grande umanità, che la porta a cogliere in chi ha di fronte l’essenza incommensurabile della dignità che appartiene di diritto a ogni essere umano, a prescindere da qualunque altra condizione di tipo sociale o culturale.

L’ispettrice riesce a entrare in empatia con una giovane donna legata sentimentalmente ad Andrea, di cui ignorava la vera identità, e che pagherà caro il prezzo di questo amore, in cui ella vedeva una possibilità di riscatto da un’esistenza dura e piena di amarezze.

Molto interessanti, nel libro, oltre alle vicende della narrazione, che si susseguono con ritmo piacevolmente incalzante, sono i risvolti psicologici dei vari personaggi, in primo luogo degli inquirenti delle Forze dell’Ordine e dei colleghi e superiori di Luce.

Molto toccante il ritratto della solitudine in cui troppo spesso vivono, nella sfera privata, coloro che non esiterebbero a dare la vita per difendere il bene pubblico e l’incolumità di tutti noi.

Spesso, dietro ruoli e divise, si nascondono dolori inimmaginabili, affetti distrutti, ferite emotive che restano aperte.

Così come, nella vicenda, ancora restano aperte tante domande sulla famiglia e sulle vere origini di Luce.

Lo stile di scrittura di Marina Bertamoni è elegante, garbato, rispettoso del decoro dei personaggi e della sensibilità del lettore: non indugia su dettagli morbosi o su descrizioni raccapriccianti, ma allude, lascia intendere, punta all’essenziale.

E tratteggia, con poche pennellate di grande nitidezza, ritratti di varia umanità, autentica e palpitante di vita e di emozioni, le cui esistenze s’intrecciano in modo imprevedibile, in scenari che spaziano dall’Europa all’America.

Troviamo così la vedova cinquantenne che rimpiange i tempi in cui affascinava il pubblico con la propria prorompente bellezza e la scopriamo al tempo stesso ricca di sentimenti; scopriamo cosa si nasconde dietro la perfezione austera di un principe del Foro; e quanta dignità e sagacia si cela dietro le misere spoglie di un uomo che ha perduto tutti i beni materiali e vive sulla strada.

Davvero un romanzo che cattura lo spirito e che insegna a non fermarsi alle apparenze, ad non accontentarsi dell’ovvietà, a saper andare oltre: anche quando il rischio è di perdere tutto, perché, quando c’è di mezzo la ricerca della verità, una volta iniziato, non è più possibile fermarsi e, soprattutto, chi è innamorato della verità e della giustizia, non può rinunciare, perché, tradendo la verità, tradirebbe se stesso e la propria più intima identità.

Ilaria Celestini

(il libro è acquistabile nelle migliori librerie nazionali e su tutti gli store digitali)

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