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Recensione alla silloge di Eliana Vinciguerra “Gocce d’Anima” (a cura di Ilaria Celestini, critico letterario, specialista in Lingua e Letteratura Italiana)

Una raccolta di liriche preziose, con alcune brevi riflessioni in prosa, in cui emerge tutta l’anima dell’Autrice, anima straordinariamente grande e colma di amore e di valori morali autentici e profondi: dopo il successo della raccolta di prose “Con animo Bambino” (Angolazioni Editore 2016), “Gocce d’Anima” (Edizioni YouCanPrint 2016), prima silloge poetica di Eliana Vinciguerra, è un vero gioiello letterario, in cui si mescolano con eleganza e sapienza compositiva delicati e intensi quadri di vita, descrizioni di luoghi amati, riflessione e denuncia di tematiche sociali, meditazioni esistenziali e intensissimi palpiti d’amore.

Tutto il mondo affettivo dell’Autrice è rappresentato in queste pagine, che scorrono piene di immagini di grande bellezza e di straordinaria efficacia: gli affetti familiari sono espressi con toni altamente lirici e nel contempo con struggente dolcezza; il ricordo del passato è sempre unito alla comunicazione di una solida speranza; la bellezza e l’armonia della natura fanno da significativo contrappunto alla rappresentazione della solitudine e del disagio di tanta umanità che si aggira desolata e dolente negli scenari urbani.

Ma parlare delle liriche di Eliana Vinciguerra in termini di sola critica letteraria, evidenziandone semplicemente gli aspetti formali, quali la perfetta musicalità e il ritmo estremamente gradevole e incisivo, la bellezza e la nobiltà delle chiuse e la grazia dello stile sarebbe riduttivo: la poesia di Eliana è essenzialmente anima, è un’anima meravigliosa che si svela, che parla, che offre con generosità la parte più vera di sé.

Ed è cuore che pulsa, la sua scrittura, che vibra di compassione per ogni essere vivente e in particolare per i più deboli, per le anime ferite dalla vita, per lo sguardo innocente dei bambini e per tutto ciò che va custodito con amore: una nuova esistenza, un baluginio d’infinito nella fatica quotidiana del vivere, una gioia condivisa con ottimismo e tenerezza.

Nella raccolta emerge tutta la forza dei valori etici che da sempre guidano l’Autrice: dedizione alla famiglia, amore disinteressato verso tutti e in particolare verso i sofferenti, lealtà e onestà adamantina nell’amicizia e nell’amore, passione per l’esistenza, attenzione verso il sociale e per la bellezza, per l’arte, per la cultura nel segno della condivisione e trasmissione di valori.

Eliana è stata infermiera professionale e ha operato come volontaria anche in contesti altamente drammatici in zone belliche; ha visto in prima persona tutto il dolore del mondo e tutto il male che è in grado di compiere l’essere umano.

Ogni sua poesia è un invito alla speranza, ad andare oltre, a realizzare con impegno e onestà un mondo migliore.

Le sue liriche possiedono il dono che è proprio soltanto della grande poesia: la capacità di esprimere la propria esperienza e meditazione individuale, trascendendola e arrivando così a esprimere una dimensione universale in cui ogni essere umano si possa riconoscere.

L’anima non ha confini, né barriere: e l’anima splendida che emerge da queste pagine, è un’anima vera e vibra di autenticità; in questo mondo, spesso ferito da violenze e dove i volti umani si riducono troppo sovente a mere maschere, incontrare il cuore e la grazia di un’anima autentica è un’esperienza di cui ciascuno di noi ha bisogno e dopo questa lettura, ognuno si sente arricchito e migliore.

Grazie, Eliana, per averci donato queste gocce di te e della tua anima grande.

Ilaria Celestini

(critico letterario, specialista in Lingua e Letteratura Italiana)

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Intervista a Enzo Meli, autore del romanzo poliziesco “I delitti del Santo di Maggio” (TPLM Edizioni 2016) – a cura di Ilaria Celestini

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(Intervista a cura di Ilaria Celestini, critico letterario, specialista in Lingua e Letteratura Italiana, direttore editoriale TraccePerLaMeta Edizioni, sezione Narrativa e sezione Spiritualità)

 

 

Un romanzo che si legge tutto d’un fiato; una trama avvincente, un giallo dove non c’è niente di scontato; come scenario, una terra splendida e come orizzonte una dimensione internazionale.

” I delitti del Santo di Maggio ” è un testo splendido, che regala emozioni a piene mani.

Scopriamo chi è il suo autore, Enzo Meli.

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Buongiorno, Enzo, grazie per questa intervista.

Vorresti raccontare agli amici che ci leggono qualcosa di te: talento poliedrico, creativo nel settore della moda, imprenditore televisivo, chi è Enzo Meli?

 

 

ENZO MELI È ESATTAMENTE QUELLO CHE HAI APPENA SCRITTO: UN PEZZO DI TUTTO.

NON HO MAI AVUTO LA CAPACITÀ DI SOFFERMARMI SU UNA SOLA COSA, ED È UNA CAPACITÀ ALLA QUALE NON AMBISCO NEMMENO OGGI  😉

 

Chi è Enzo? 

 

ENZO È: FIGLIO (OGNI GIORNO), MARITO (DA QUASI 50 ANNI), PADRE (LA PRIMA VOLTA 46 ANNI FA, E LA SECONDA 3 ANNI DOPO), CONSULENTE (ANCORA OGGI, NEL QUOTIDIANO) LE MIE FIGLIE MI CERCANO PER AVERE IL MIO PARERE SUI LORO BUSINESS (ED IO LI FACCIO MIEI, MI INFERVORO CON E PER LORO, MI ENTUSIASMO CON E PER LORO E SOPRATTUTTO MI “SCIOGLIO PER IL RUOLO CHE MI HANNO ASSEGNATO ”  😉

 

Dopo la moda e la televisione, la scrittura: cosa significa per te?

 

LA SCRITTURA È PARTITA PER RIEMPIRE DELLE NOTTI INSONNI (DA ANNI NON MI RIESCE DI DORMIRE MOLTO, DOPO L’INFARTO AVUTO NEL 2010 POI…SEMPRE MENO) COSÌ AVEVO BISOGNO DI OCCUPARE QUELLE ORE DI SILENZIO E SOLITUDINE (SOLITUDINE DETTATA SEMPLICEMENTE DAL FATTO CHE A MIA MOGLIE INVECE RIESCE MOLTO BENE DORMIRE DI NOTTE   ;))) 

INSOMMA COME TANTI  LA SCRITTURA È NATA PER CASO… COL TEMPO PERÒ SI È IMPOSSESSATA DI ME (COME SUCCEDE CON TUTTE LE PASSIONI VERACI) E OGGI, PER SCRIVERE…….DORMO ANCORA MENO DI PRIMA (È DESTINO, ME NE SONO FATTO UNA RAGIONE 😄)

 

Come nasce l’idea di questo libro?

 

IN PRIMIS DALL’AMORE PER LA STORIA (FORTE DA SEMPRE), A SEGUIRE DALL’AMORE PER LA MIA ISOLA ED INFINE PER L’IRREFRENABILE FANTASIA CHE HO DA QUANDO HO MESSO PIEDE SU QUESTO PIANETA 😉

 

Quanto c’è di Enzo nel commissario Marano?

 

MOLTO DIREI: SICURAMENTE LO IMMAGINO COME ME DAL PUNTO DI VISTA FISICO (GRAN BELL’UOMO QUEL MARANO 😄) e POI IN MOLTI DETTAGLI CI SONO IO: COCCIUTO, SIMPATICO (CON CHI E QUANDO VOGLIO  😉 CAPARBIO E… GOLOSO  ;))

 

Quanto c’è di Marano in Enzo?

 

AD ESEMPIO QUESTA INTERVISTA: SENZA DI LUI NON MI SAREI POTUTO DIVERTIRE COME ADESSO, MENTRE TI RISPONDO  😉

 

Il maggiore pregio secondo te del tuo libro?

 

CHE DÀ UN ENORME, INDESCRIVIBILE, MOTIVANTE, PROFONDO SENSO …. alla mia INSONNIA! 😄

 

Il complimento per questa tua opera che ti ha fatto più piacere?

 

“DOPO POCHE PAGINE, NON SONO PIÙ RIUSCITO A FERMARMI, L’HO DIVORATO.

 

Chi sono i tuoi lettori ideali?

 

SENZA DUBBIO I “GIALLISTI” MA HO AVUTO GRANDI SODDISFAZIONI ANCHE DA CHI LEGGE TUTT’ALTRO; È INCALZANTE E QUESTO IN GENERE È PIACEVOLE PER CHIUNQUE.

 

Qual è il messaggio che maggiormente desideri trasmettere con il tuo libro?

 

CHE LA VITA È UNA SOLA E VA RIEMPITA CON LA PASSIONE CHE CI PULSA NEL CUORE, ANCHE (E FORSE SOPRATTUTTO) A SETTANT’ANNI (CHE’ TANTO PER DORMIRE C’E SEMPRE TEMPO 😉

INOLTRE, SAREI FELICISSIMO SE DOPO AVER LETTO IL MIO LIBRO, QUALCUNO MI DICESSE: “MI HAI FATTO VENIRE VOGLIA DI VISITARE LA SICILIA!”

 

 

[Questo libro è edito da TraccePerLaMeta Edizioni ed è distribuito da Mescat srl – Milano; ordinabile in qualsiasi libreria e anche su quelle online: La Feltrinelli, ibs.it, Amazon]

Associazione Culturale TraccePerLaMeta –    SCHEDA  LIBRO: I delitti del Santo di Maggio – di Enzo Meli 

 

Titolo: I delitti del Santo di Maggio

Sottotitolo: The Show Must Go On

Autore: Enzo Meli

Curatore: Ilaria Celestini

Prefazione: Cino Tortorella (Mago Zurlì)

Nota Critica: Ilaria Celestini

Direttore Collana: Ilaria Celestini

ISBN: 978 – 88 – 98643 – 72 – 1

Collana: Oltremare – Narrativa

Editore: TraccePerLaMeta Edizioni

Genere: Giallo

Pagine: 312

Prezzo di listino:  € 14,50

Pagina web: http://www.tracceperlameta.org

 

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Descrizione:

Sempre aperto al dialogo, curioso, appassionato della vita, Enzo Meli, autore e produttore televisivo, è stato precursore delle radio e delle televisioni commerciali private. A settant’anni, nel 2015, esordisce con il suo primo romanzo.

Un grande romanzo, di quelli che non è possibile perdere, da parte di un autore dalla scrittura nobile, che conquista con la sua capacità di condurci in ambienti ogni volta diversi, lungo le vicende più spinose e atroci della storia e che con eleganza ci invita a riflettere, a stupirci, a non perdere, nemmeno davanti al male più bieco, l’umano che è in noi. Colpi di scena che sorprendono il lettore e lo inducono a leggere senza accettare interruzioni, con il fiato sospeso, in attesa degli sviluppi di questa trama intricata e avvincente. Raramente è dato, nella letteratura contemporanea, trovare un così felice connubio di contenuti e stile.

Meli sa usare il linguaggio in ogni sua sfumatura; sa costruire il discorso in modo da coinvolgere il lettore in una vicenda che affascina; e sa raccontare la meravigliosa terra di Sicilia con amore, passione e ironia: una terra di indescrivibili bellezze, di colori e sapori preziosi e inconfondibili, struggente nei suoi dolori e incantevole nella sua fiera dignità. (dalla Nota Critica di Ilaria Celestini, critico letterario, direttore editoriale di TPLM Edizioni – collana di narrativa Oltremare e collana Luce di spiritualità).

La scrittura di Enzo è assolutamente originale, e a poco a poco la sua ironia, il suo umorismo, l’abilità tutta personale di raccontare ti conquistano. (dalla Prefazione di Cino Tortorella, notissimo protagonista di tante splendide trasmissioni televisive e amato da tutti nel personaggio di Mago Zurlì, conduttore del celeberrimo programma “Lo zecchino d’oro”).

 

 

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Recensione a “Volturno” di Domenico Molino (a cura di Ilaria Celestini)

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Recensione a “Volturno” di Domenico Molino

(a cura di Ilaria Celestini)

Volturno, di Domenico Molino (Guida Editori, Napoli 2016) è un romanzo storico, ambientato nel territorio campano al tempo del passaggio tra la monarchia borbonica e la conquista garibaldina che prelude all’unità d’Italia.

Si tratta di un testo di rara bellezza per molteplici fattori: in primo luogo per l’originalità della storia, che narra le vicende di due giovani donne che cercano di emanciparsi da un contesto di soprusi e abusi quotidiani; l’una appartenente al povero ceto dei fittavoli e l’altra a quello benestante dei proprietari terrieri.

Il contesto più ampio, in cui è inserita la trama, è un sapiente intreccio di personaggi ben caratterizzati, ciascuno con una propria peculiare fisionomia e psicologia, che spazia dalla malvagità più efferata dello sgherro senza scrupoli, al latifondista che lucra sulle fatiche dei poveri, sino al’estremo opposto dell’innocenza e della purezza di cuore della giovane che viene violata, ma che fa di tutto per conservare la propria dignità, rinunciando a ogni cosa cara, anche alle proprie radici familiari, per poter tutelare se stessa e la creatura che porta in grembo.

Basterebbe questo per comprendere l’importanza di questo libro, ma i pregi del romanzo che Domenico Molino ha saputo costruire, dopo un’attenta preparazione ed elaborazione storica, sono altri.

Ad esempio, il lucido realismo con cui sono stati caratterizzati gli ambienti: in questa narrazione sapiente, infatti, troviamo le misere abitazioni dei contadini e dei cafoni delle zone attraversata dal fiume di cui il romanzo prende il nome; e anche gli spazi cupi e agghiaccianti del carcere borbonico; la casa signorile di possidenti terrieri; la quiete confortante di un convento; lo squallore e la miseria di un orfanatrofio; la bellezza e l’incanto di una corte reale; i nascondigli segreti di un gruppo di carbonari.

Il linguaggio dei protagonisti è perfettamente adeguato allo status di ciascuno: ci sono le minacce e le imprecazioni dei bruti, espresse in un vernacolo partenopeo di chiara efficacia; le preghiere e le giuste aspirazioni degli umili; l’aridità del funzionario che usa metodi barbarici nelle indagini poliziesche e la commuovente umanità di una regina che cerca di sollevare le giovani bisognose dal degrado e dalla rovina.

Il realismo di Domenico Molino raggiunge il culmine nelle descrizioni dei corpi in disfacimento delle vittime dell’efferatezza, così come anche nella rievocazione fedele della crudeltà delle sevizie ai sospettati politici. Nel contempo, all’estremo opposto, l’autore si esprime con toni altamente poetici nel delicato tratteggio della bellezza femminile nel pieno fiorire della giovinezza, una stagione della vita che, come nel caso delle protagoniste, Sofia ed Enrichetta, è destinata a cedere il passo a una maturità precoce, conquistata col sangue e con le lacrime e portata avanti con la fede nei propri più profondi valori nel nome della giustizia e della libertà.

Struggenti sono anche le descrizioni del lavoro minorile, in particolare all’interno della manifattura tessile dove venivano abitualmente sfruttate bambine e ragazzine anche gravide.

Quello di Volturno è un mondo spietato, dove le sofferenze non risparmiano nessuno: né i miseri braccianti e le plebi, né i livelli più alti della nobiltà.

Eppure l’autore riesce a cogliere e a rappresentare in maniera magistrale gli aspetti più umani e i sentimenti più intimi di ciascuno: la pietas della regina Maria Cristina, i dubbi e il desiderio di essere ammirato dalla propria donna di re Francesco, la cieca gelosia di Gennaro, la disperazione dell’anziana e sventurata Maria, la fierezza di Rosa, martire della libertà.

Come in ogni grande romanzo storico, nella trama s’intrecciano le vicende che appartengono al piano del vero, della verità storica, vale a dire tutta l’epopea garibaldina e gli scontri che preludono all’unità d’Italia, e quelle che appartengono al verosimile, ovvero gli amori, le sofferenze, le poche gioie e speranze dei protagonisti.

Alcuni colpi di scena donano al testo la giusta tensione che lo rende avvincente: l’incendio della fattoria, gli arresti, la fuga di Sofia dal padre scellerato, la morte misteriosa di questi, i combattimenti, le indagini poliziesche e il ripresentarsi dei malvagi che hanno mutato la divisa ma non i loro inumani comportamenti, e il finale, altamente lirico ed epico insieme, che mescola sapientemente dolore indicibile e speranza.

C’è tutto il cuore del Sud, in questo bellissimo romanzo, che come come un affresco disegna ed esprime tutto il dolore dei vinti e la drammaticità della questione meridionale, da un punto di vista inedito: quello delle donne, vere protagoniste della vicenda, coraggiose sostenitrici delle idee mazziniane o, all’opposto, strenue devote della casa dei Borboni, ma sempre e comunque vibranti di creatività, di fierezza e di passione.

Molino, come voce narrante, è estremamente equilibrato e non prende apertamente le parti di nessuno: lascia che a parlare siano i fatti e gli stessi protagonisti, buoni o crudeli che siano, sempre disegnati a tutto tondo, anche le figure minori; sono personaggi che non lasciano indifferenti, così come i vari episodi di cui si compone il romanzo, che affascina e coinvolge emotivamente e al tempo stesso è una ricostruzione fedele delle usanze e delle problematiche dell’epoca.

Magistrale è, a questo riguardo, la descrizione della società di studi sulle moderne tecniche di coltivazione e la rappresentazione dell’ostilità e della diffidenza da essa suscitata negli animi più retrivi dei latifondisti, che culmina con il linciaggio del rappresentante di questa istituzione vista come pericolosamente troppo moderna.

La cultura è vista dall’autore come veicolo di riscatto sociale e morale: Sofia desidera ardentemente imparare, anche nel disagio e nella fatica quotidiana della sua drammatica condizione di madre nubile, vero e inconcepibile scandalo a quei tempi; il fratello di lei e l’amica Enrichetta credono nello studio come strumento di realizzazione di un mondo migliore; gli animi gretti di Andrea Correale e dei suoi degni sodali di usura e di violenze, temono la cultura, perché sanno che porta l’aria nuova e fresca della libertà.

Una libertà che nel popolo unito non è possibile arrestare, anche se questo comporta innumerevoli sofferenze e morte, ma la vita è progresso e speranza: questo sembra essere uno tra i più importanti messaggi del libro, e il sacrificio di chi ha dato se stesso per costruire una nuova realtà permane e si tramanda nell’impegno e nella cura delle nuove generazioni e nell’amore che, anche se travagliato, riesce a vincere su tutto.

Un grande narratore, una storia splendida, una narrazione toccante che entra nell’anima. Grazie a Domenico Molino per questo testo che merita di essere letto, conosciuto e diffuso, anche a livello scolastico, per i suoi valori profondi di solidarietà e umanità e per la capacità di leggere la storia da una molteplicità di prospettive e di punti di vista. Un libro prezioso.

                                                                                                                                                                        Ilaria Celestini

                                                                                                                                      (critico letterario, specialista in Lingua e Letteratura Italiana)

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Prefazione al romanzo ” L’albero di Giulia ” di Rosanna Cavazzi (a cura di Ilaria Celestini)

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Un sapiente intreccio di storie d’amore, di vita e di emozioni, all’ombra di una magnolia antica, che custodisce piccoli e grandi segreti e speranze: L’albero di Giulia è una narrazione sapiente, frutto della grande abilità costruttiva di Rosanna Cavazzi, autrice che possiede un ricco background culturale e una consolidata esperienza di scrittura che emerge con discrezione elegante nel testo.

Da una non comune competenza lessicale, letteraria e anche e soprattutto scientifica, nasce così un romanzo breve che non è esagerato definire un piccolo gioiello: piacevole per la fluidità della scrittura, capace di offrire il giusto coinvolgimento pur utilizzando la tecnica del narratore in terza persona e originale per la trama che si dipana lungo il corso del tempo, nel periodo che va dagli anni Trenta ai giorni odierni, e che espone le vicende di quattro generazioni di donne, tutte della stessa famiglia, ciascuna descritta nel proprio non facile cammino verso la felicità e la realizzazione di se stessa e del proprio mondo lavorativo, personale e affettivo.

Ma ciò che più conta, la bellezza di questo testo è data dal fatto che all’eleganza formale e alla ricchezza descrittiva delle ambientazioni e delle ricostruzioni contestuali e storiche si unisce una profondità di contenuti e di valori che, semplici solo all’apparenza, sono in realtà i più elevati e i più nobili.

La figura di Giulia, protagonista del piccolo ma solidissimo nucleo affettivo tutto al femminile, trabocca di amore; un amore che non è stucchevole o genericamente sentimentale, ma è passione e fiducia nella vita, capacità di sacrificio, dono consapevole di sé, fedeltà ai propri valori.

Il suo stesso lavoro di levatrice è un inno alla vita; così come il suo infondere coraggio e speranza a tutte le persone che la circondano, la sua compostezza, la sua dignità, sono esemplari e nel contempo, umili.

Per la sua bellezza, per le sue capacità e per la forza che custodisce nella propria interiorità, e anche per le amare prove della vita che ha dovuto sopportare, questa signora splendida e intensa, che il tempo ha condotto dalla giovinezza alla terza età, avrebbe avuto mille ragioni comprensibili per atteggiarsi con superbia e durezza.

Ma rimane se stessa, e per questo incanta: forte e insieme dolce; sofferente e fiera; ferita dalla crudeltà dell’esistenza e nel contempo capace di una generosità senza limiti.

Anche le altre figure femminili del libro sono ricche di bellezza esteriore e di spessore morale, capaci di amare, di cadere, di rialzarsi, e soprattutto di generare.

Generare vita, senza ombra di dubbio.

E anche amore, fiducia, tenerezza, protezione, accudimento, progettualità, realizzazioni professionali e affettività.

Colpisce, tra le loro tante qualità, anche la capacità di voltare pagina, ricostruire una nuova vita, ricostruirsi, senza rimanere inchiodate a un ruolo.

Laura, per esempio, avrebbe potuto crogiolarsi nella propria delusione amorosa e rimanere segregata in una vita di rimpianti.

Sceglie, invece, anche grazie all’aiuto della madre, di recuperare la propria vita, mettere a frutto la propria intelligenza, e diventa una valente scienziata.

Eliana trova la forza in se stessa per seguire la propria vocazione di reporter, e, sempre grazie all’aiuto di Giulia e di Laura, cresce da sola la piccola Carlotta, la quale, a sua volta, trova dentro di sé la spinta ideale a lasciare l’America e a ritrovare tutta la ricchezza delle proprie radici e dell’amore vero.

Tante storie di donne costituiscono il nucleo del romanzo: vite che s’incrociano, legate tra loro dal filo sottile ma indissolubile dell’amore: amore di madre, di nonna, di nipote, di bisnipote; e anche amicizia, sorrisi, condivisione, complicità, come nel caso dell’amica Enrica e di suor Teresa.

Interessanti anche le figure maschili, forti, coraggiose e generose come le loro controparti femminili: Fabrizio, eroe partigiano appassionato; Sergio, detective pieno di fascino; Steve, giornalista coraggioso; Franco, vero gentiluomo e Mattia, sensibile e profondo, sono veramente i degni compagni delle protagoniste.

Le amano con passione, le considerano con amore e con rispetto; le sostengono con vigore e tenerezza e anch’essi trasmettono una sensazione di grande dignità e onestà, mescolata alla capacità di amare e di credere alla vita.

Persino la scelta struggente di Sergio, che nasconde all’amata le proprie ormai disperate condizioni di salute, è un inno alla dolcezza degli affetti veri e all’esistenza, che conserva sempre la propria dignità, anche nel momento estremo del dolore e del distacco.

L’amore donato è l’eredità più preziosa che Giulia lascia a tutti coloro che l’hanno conosciuta, ed è anche il dono che tutti i protagonisti si offrono a vicenda: l’amore che sconfigge la morte, perché, come sottolinea l’Autrice, citando una massima di Thomas Campbell nell’incipit del romanzo, “vivere nei cuori che lasciamo dietro di noi non è morire”.

Un romanzo dai toni sobri e raffinati, che propone sentimenti intensissimi, ma con estremo pudore, senza eccessi di alcun tipo e senza affettazione; ambienti descritti con tratto nitido e dettagliato, dove l’abilità della voce narrante conduce idealmente per mano il lettore lungo le vicende della storia e nell’intimità di un’antica casa con giardino, in mezzo alle bellezze naturali e nelle profondità degli animi.

Un testo prezioso, che merita di essere letto e ricordato con passione e gratitudine, per la forza morale e per il messaggio di speranza e di fiducia che trasmette, valori di cui tanto il mondo ha oggi più che mai bisogno, a cominciare dall’amore inteso come dono gratuito di sé e dal rispetto colmo di stupore e gratitudine per la vita.

Ilaria Celestini

(critico letterario, specialista in Lingua e Letteratura Italiana,

direttore editoriale della collana)

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recensione alla silloge di Fabio Amato “Innocenti” (a cura di Ilaria Celestini)

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Quest’ultima fatica letteraria di Fabio Amato, poeta, educatore, pedagogista, intellettuale finissimo e di strenuo impegno morale e sociale è intitolata “Innocenti” e appartiene alla collana “Poeti della Misericordia”, a cura dell’Associazione Teatro-cultura “Beniamino Joppolo” di Patti (ME) per i tipi di Magi Editore (Patti 2015).

E veramente si tratta dell’opera preziosa di un poeta della misericordia: “Innocenti” è una silloge letteralmente intrisa di pietas umana, dove si mescolano sapientemente descrizioni di urbane solitudini e dimensioni alienate dall’arduo mestiere di vivere, momenti di tregua nella bellezza e nella contemplazione che si fa nostalgia ed elegia dell’infinito, sprazzi di riflessioni e intuizioni esistenziali.

Tra le ombre dolenti dei malati, dei poveri e e dei minimi della Terra, attraverso le immagini di una notte che muore lenta e la tenerezza commossa verso la figura materna, nella dolcezza dei mille silenzi indicibili dell’amore e di tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta, sembra essere costantemente presente un sottile e nel contempo fortissimo filo conduttore, che unifica il testo e caratterizza la personalità poetica di questo Autore così intenso e profondo, pienamente degno di essere annoverato tra i più grandi poeti contemporanei.

Ed è nel suo amore per l’uomo, soprattutto quando è stato ferito e lacerato dal dolore della vita, e dalla malvagità stessa dell’uomo, che si rivela la grandezza del poeta, come Autore in primis e ancor prima, dell’uomo-Fabio Amato.

Egli infatti, nel suo atteggiamento che tutti ben conoscono di persona riservata e sempre pronta all’ascolto, alla generosa e instancabile donazione di sé e nella sua professionalità completamente dedita al riscatto sociale dei sofferenti e dei dimenticati, è un maestro di vita e al tempo stesso è un vero, grande maestro di poesia, per le sue grandissime capacità compositive e per la nobilità delle sue motivazioni.

Una raccolta importante, che si articola in una scrittura apparentemente scarna, essenziale, dove si percepisce tangibilmente l’intenzionalità di dire molto con poco, e soprattutto di lasciare al lettore la libertà di cogliere tutti i differenti livelli di significato dei componimenti, che non censurano le piaghe della società e del mondo, ma le illuminano con eleganza, e soprattutto con l’amore e la misericordia verso il mistero dell’umano, le sue debolezze e la sua nobiltà.

(Ilaria Celestini – poetessa e critico letterario,

specialista in Lingua e Letteratura Italiana)

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Prefazione alla silloge di Gianluca Papa ” Atmosfere ” (di Ilaria Celestini)

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Atmosfere. Mai titolo di una silloge fu più sapientemente centrato, vero emblema dell’arte di Gianluca Papa, che nelle sue brevi liriche sa tratteggiare, con grande eleganza, le suggestioni di ogni luogo, il nucleo che ne caratterizza la peculiarità: l’atmosfera, appunto, che non è solo un dato culturale o storico, ma è l’insieme delle impressioni che il visitatore ne riceve e che il poeta reinterpreta e fa proprie.

Così la sua scrittura raffinata, colta, coglie perfettamente ed esprime il fascino delle città d’arte come anche l’incanto estetico e suggestivo delle vedute naturalistiche e in particolare marine, e insieme ne testimonia le problematiche umane, le solitudini immense nelle metropoli, che si mescolano alla dolcezza dei ricordi d’infanzia, agli struggimenti dell’adolescenza, alla constatazione dolente ma sempre composta dell’inesorabilità del tempo che passa.

Ne esce una ricca e variegata raccolta di quadri poetici, un insieme piacevolmente rarefatto e adeguatamente profondo di vere e proprie ‘pennellate’ di parole, che dipingono, letteralmente, il ritratto degli scenari urbani e degli itinerari culturali più celebri e ne comunicano al lettore le impressioni originali e intense dell’Autore.

Nel ricco mondo emozionale che emerge da questi componimenti, trova spazio anche il riferimento all’amore, tema particolarmente caro a Gianluca Papa, che lo racconta con estrema sensibilità, e lo esprime attraverso delicati ricordi, descrizioni tratteggiate di attimi fuggenti, sentimenti timidi e delicatissimi di grande e toccante intensità.

Questa breve raccolta poetica appare quasi un diario, una sorta di narrazione interiore, o, alla maniera petrarchesca, quasi un piccolo canzoniere, dove l’autore, con un linguaggio semplice e chiaro in apparenza, ma in realtà colmo di richiami alla classicità e alla tradizione aulica della letteratura tradizionale, ci svela, attraverso una cinquantina di brevissime liriche, la bellezza nascosta dei luoghi più celebrati dagli itinerari turistici, e insieme anche il fascino nascosto degli ambienti dedicati alla preghiera e alla meditazione.

Non a caso, infatti, egli ha scelto di dedicare ben due componimenti all’abazia di Maguzzano, sede di incontri di spiritualità e di ritiro temporaneo dagli affanni del mondo: il poeta sembra quasi sospeso tra la dimensione terrena della bellezza e dell’effimero e quella eterna e universale del Cielo.

Nelle sue liriche, spesso, con toni eleganti e composti, mai eccesivamente enfatici o stucchevolmente retorici, ma sempre con la ‘giusta misura‘ di oraziana memoria, egli unisce la contemplazione delle opere d’arte create dall’uomo o degli scenari meravigliosi generati dalla natura al rimpianto per la fugacità delle esperienze felici, delle ore liete che si dileguano troppo rapidamente.

Nel contempo, Gianluca Papa è un Autore ben consapevole dell’importanza di un continuo riferimento e di una costante ricerca di una dimensione superiore, trascendente e infinita, che dia senso all’umana esistenza, e si rivela un poeta nobile, di grandi capacità compositive e di sapiente elaborazione, pienamente meritevole di essere annoverato tra i maggiori poeti contemporanei.

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(poetessa e critico letterario – specialista in Lingua e Letteratura Italiana)

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Recensione a Susanna Polimanti – narratrice dell’anima – di Ilaria Celestini

Susanna Polimanti Penne d'aquila Susanna Polimanti Lettere mai lette

Susanna Polimanti narratrice dell’anima

Susanna Polimanti, nata a Foligno e residente a Cupra Marittima, nelle Marche, oltre a essere un’esperta traduttrice e una fine esegeta di testi letterari, membro di giuria in svariati e prestigiosi concorsi, è una narratrice sui generis, che privilegia l’essere all’apparire, con un uso moderato del linguaggio, fatto di frasi brevi, senza ricerca di effetti speciali con cui stupire il lettore, senza inutili orpelli, molto riservata e al tempo stesso incisiva. Continua a leggere

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