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Recensione al romanzo “Morte a Porta Venezia” di Mauro Biagini

(Fratelli Frilli Editori 2021)

Milano, Marzo 2020, nel pieno della tragica pandemia di covid.

Nell’elegante quartiere di Porta Venezia, fino a pochi mesi prima brulicante di vita e ora ridotta a un malinconico e inquietante deserto, un uomo viene trovato impiccato, con una pashmina gialla, all’interno di un condominio, in un monolocale.

Nessuno ha visto o udito nulla: tutta la città è avvolta dal silenzio più totale e surreale, tutti i negozi e le attività commerciali sono chiuse; resiste soltanto, imperterrita e originale come sempre, l’anziana magliaia Delia, che continua a lavorare nel suo laboratorio.

La morte dell’uomo parrebbe a tutti gli effetti un gesto intenzionale, un suicidio come tanti, ma qualcosa non quadra: il corpo non è completamente sollevato da terra; si tratta di un delitto, come risulta dall’esame autoptico.

La vittima dirigeva un’importante agenzia pubblicitaria e si chiamava Mirco Ferretti, sposato a una donna avvenente e conturbante, Bianca, che ne aveva segnalato la scomparsa già dal mattino.

Dal cellulare di Ferretti emergono immagini pregiudizievoli.

Sul caso indaga il commissario Attilio Masini, uomo solitario e profondo, che sonda tutti i possibili moventi di questo crimine atroce e si trova a confrontarsi con tutta la gamma più variegata delle emozioni umane: desiderio di vendetta, odio, passione, gelosia, depressione.

Le indagini si estendono ad ampio raggio, arrivando sino ai misteri della mafia cinese e passando attraverso le dimensioni complesse del mondo della prostituzione e di intrighi di famiglia che s’intrecciano a torbide passioni.

Riusciranno Masini e l’anziana Delia, già noti ai lettori, a risolvere questo intricatissimo enigma?

Ai lettori il piacere di scoprirlo, guidati dallo stile elegante e sapiente dell’Autore, genovese residente a Milano, specialista in comunicazione pubblicitaria e vero esperto di questo genere non facile, scorrendo le pagine di un romanzo estremamente avvincente, un vero gioiello, che regala emozioni intensissime e profonde e che riesce a coinvolgere dalla prima all’ultima pagina, sino all’impensabile epilogo.

Ilaria Celestini

Pagg. 208 coll. SuperNoir Bross €14,90 Isbn 9788869435188

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Recensione a “Il respiro dell’alba. Un caso per Vassallo e Martines.” di Antonella Grandicelli.

(Fratelli Frilli Editori 2021)

Un nuovo gioiello della scrittrice genovese Antonella Grandicelli, vera specialista del non facile genere del romanzo giallo d’impronta noir, con al proprio attivo numerosi successi e affermazioni in questo campo.

Ottobre. Nella baia di Vernazzola, all’alba, viene trovato il corpo di una donna.

Si tratta di una suora e, nella mente del commissario Vassallo, si accendono subito mille interrogativi: morte accidentale, malore, suicidio od omicidio?

Chi potrebbe volere la morte di una religiosa?

E, soprattutto, che cosa ci faceva una suora, di notte, da sola, sulla spiaggia di Genova?

Contemporaneamente, il poeta Martines riceve una strana visita, mentre ancora riflette su ciò che la sera precedente ha rinvenuto nella propria cassetta postale: una vecchia fotografia, che reca sul retro una data e un messaggio sibillino che recita: “Ciò che eri può ucciderti più di ciò che sei?”.

Gli ingredienti per un giallo di classe ci sono tutti: il mistero, l’emozione e l’intreccio di oscuri legami tra passato e presente; personaggi ben delineati e con ruoli-chiave estremamente nitidi nella precisione e nell’introspezione psicologica, ed emblematici di una realtà fatta di reticenze e timori, giudizi e stereotipi, ambienti, situazioni e relazioni totalmente insospettabili, segreti inconfessati e inconfessabili.

L’Autrice ci conduce per mano nella sua Genova, che descrive con passione e di cui lascia intravedere la bellezza e la maestà che si erge sovrana anche sui grovigli e gli errori umani, sopra i dolori, sopra le speranze infrante e i palpiti indicibili di scelte esistenziali totalizzanti e tormentate.

Con finezza psicologica e con uno stile elegante, mai banale, assolutamente avvincente perché sa catturare l’attenzione del lettore a poco a poco, costruendo una tensione che sale, in crescendo, l’Autrice riesce perfettamente a evocare, via via, le atmosfere rarefatte di un convento, il gelo che si nasconde dietro l’apparente perfezione di una dimora borghese, lo sgomento per una scoperta inquietante e assolutamente impensabile.

Le azioni di Vassallo e Martines s’intrecciano nella ricerca della verità; ma per l’uno si tratta di una indagine professionale, mentre per l’altro emerge piano piano l’urgenza incontenibile di dare un senso a un buio che dura da troppi anni e che deriva da un passato che sembrava sepolto tra le pieghe della memoria e che invece affiora, tangibile e lacerante, con gli agghiaccianti interrogativi suscitati da un diario scomparso.

Quale verità si nasconde dietro le spoglie di questa suora defunta?

Riusciranno Vassallo e Martines a fare luce su ciò che è realmente accaduto?

Ai lettori il piacere di scoprirlo, di farsi coinvolgere nella complessità delle indagini e di gustare un romanzo prezioso che riesce a stupire e lascia un segno profondo.

Ilaria Celestini

Pagg. 304  coll. SuperNoir Bross €14,90 Isbn 9788869434990

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Recensione a “Come lupi nella neve” di Marco Di Tillo

(Fratelli Frilli Editori 2021)

Un nuovo, intricatissimo caso per Marco Canepa, ispettore della Squadra Mobile di Genova, raccontato dallo stile sapiente e inconfondibile di Marco Di Tillo, autore televisivo, scrittore e regista, maestro di questo genere non facile.

Questa volta, l’Ispettore si reca in Molise con l’amico Giuseppe, residente a Recco, e originario del borgo montano di Agnone, per concedersi una vacanza e viene accolto con grande entusiasmo e calore dai parenti di lui, che lo deliziano con tutte le prelibatezze della loro splendida terra.

Improvvisamente, una tormenta di neve si abbatte sul paese, causando un blackout, rendendo impossibili le comunicazioni e oscurando ogni cosa.

Nella chiesa di Sant’Emidio viene misteriosamente scoperto il cadavere di un uomo di Roma, Franco Furino, che ivi possiede una seconda casa; sua moglie e la loro figlioletta sembrano svanite nel nulla.

Sul caso indagano i carabinieri della stazione locale, coordinati da un amico d’infanzia di Giuseppe, il maresciallo Pasquale Conte.

Nel frattempo, l’anziano professore di Storia ed esperto di tradizioni e leggende sannitiche Aristide Ponzio rievoca la figura di una “strega”, che, nel 270 a.c., avrebbe lanciato una terribile maledizione.

Il giorno dopo, viene ritrovato il corpo della moglie del Furino, uccisa con un coltello nel cuore.

L’ispettore Canepa si mette al lavoro, collaborando con le forze dell’Ordine locali, per cercare di risolvere il caso di questo duplice omicidio che non trova alcuna possibile spiegazione. Ci riuscirà?

Un libro che affascina, oltre che per la complessità della vicenda, per il suo stile unico e per la capacità descrittiva dell’Autore che ha saputo ricreare perfettamente l’atmosfera di provincia di un piccolo paese remoto, popolato da personaggi singolari e dove si alternano antiche memorie ed emozioni del presente, in un intreccio che cattura e avvince.

Ilaria Celestini

Pagg. 240 coll. SuperNoir Bross €14,90 Isbn 9788869435003

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Recensione al romanzo giallo

Il delitto di via Filodrammatici” di Emiliano Bezzon

(Fratelli Frilli Editori 2020)

In questo giallo ricco di emozioni, l’Autore, Emiliano Bezzon, gallaratese trasferitosi a Torino, esperto dirigente e formatore delle Forze dell’Ordine e noto scrittore e giornalista di questo genere non facile, che ha al proprio attivo numerosi libri molto apprezzati dal pubblico e dalla critica, ci conduce nell’ambiente milanese della lirica, dove, dietro l’apparente calma della dedizione artistica e degli studi delle discipline musicali, si consumano intrighi e passioni insospettabili.

Il sovrintendente della Scala viene trovato morto, misteriosamente, nel proprio ufficio, situato nella parte più remota del Teatro, nel pieno centro di Milano, senza che una sola goccia di sangue sia stata versata.

Un delitto o una morte naturale?

L’anatomopatologa Cristina Cattagni, che i lettori già hanno conosciuto in un romanzo precedente, non ha dubbi: si tratta di omicidio, anche se non è dato di conoscere l’arma del delitto.

Di indagare su quale sia il movente e su chi possa essere il colpevole, viene incaricata Doriana Messina, anch’ella già nota ai lettori: brillante e avvenente ufficiale dei Carabinieri, in forza a Milano, forte e caparbia, orgogliosa del suo essere donna e “capitana”, avvezza a lottare non solo contro i criminali, ma anche contro gli stereotipi di genere e le profferte amorose non gradite che il suo fascino, involontariamente, suscita in un ambiente tipicamente maschile.

Ad aiutarla nelle indagini, ancora una volta, la psicologa Giorgia Del Rio, amica personale della capitana, donna di grande bellezza anch’ella e valida collaboratrice delle Forze dell’Ordine nel risolvere casi di omicidio.

La scoperta casuale di un importante documento getta una nuova luce sul caso.

Importante sarà anche il ruolo di un’anziana ospite della casa di riposo per artisti voluta dal grande compositore Giuseppe Verdi: l’arpista Angelica Cavalli, che, entrata in amicizia con Giorgia, aiuterà a fare chiarezza sulle rivalità e sulle passioni segrete che ruotano intorno alla figura del sovrintendente defunto.

Molteplici possono essere i moventi, come anche i possibili colpevoli: riusciranno Doriana, Cristina e Giorgia a scoprire la verità?

Ai lettori il piacere di scoprirlo.

Qui ci preme sottolineare l’abilità dell’Autore nel creare una trama avvincente, con dialoghi vivaci e non privi di realismo e ironia e personaggi del tutto verosimili e che restano impressi, con le loro caratteristiche peculiari: il fascino e la professionalità della capitana, la preparazione scientifica, il rigore e il particolarissimo senso dell’umorismo dell’anatomopatologa e la capacità di decifrazione della personalità e il senso di comprensione e umanità della psicologa.

Un team al femminile che unisce amicizia, competenza e ironia, in un gioco di squadra davvero coinvolgente e positivo.

Molto interessanti anche la rappresentazione dei colleghi inquirenti e degli altri personaggi maschili, figure tutte dotate di una personalità chiara e ben definita, e le descrizioni degli ambienti, dove l’Autore ci conduce per mano in una storia che a poco a poco si fa sempre più intricata e affascinante, sino alla scoperta finale, assolutamente inaspettata.

Un romanzo da non perdere che appassionerà tutti i lettori.

Ilaria Celestini

Il testo è acquistabile on line su tutti i principali siti e nelle migliori librerie italiane.

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Recensione al romanzo giallo

Omicidio ad alta quota” di Maria Rosaria Pugliese (Fratelli Frilli Editori 2019)

I tratti salienti di questo emozionante giallo sono: una scrittura elegante, quella dell’Autrice napoletana Maria Rosaria Pugliese, che ha al proprio attivo numerosi romanzi che hanno riscosso l’apprezzamento della critica e del pubblico; e una trama bene articolata, con personaggi credibili e interessanti, primo tra tutti, il commissario Nino De Santis, meridionale di nascita, sposato a una donna milanese, originario del più piccolo borgo marinaro d’Italia, in servizio presso la Questura del capoluogo lombardo.

De Santis si trova alle prese con un delitto che coinvolge il mondo dell’Alta Moda e del jet-set.

Proprio lui, che non ha mai preso un aereo e che non intende affatto iniziare a farlo, con la sagace ironia e il coraggio dei propri avi che si lanciavano contro i Saraceni, si getta, con tutta la propria capacità ed esperienza investigativa, nella ricerca del colpevole di un omicidio singolare: quello dello stilista fiorentino di fama internazionale Giosafat Gori, residente a Milano, avvenuto durante un volo per New York.

Immediata è l’indagine su tutto quello che riguarda il complesso mondo privato e pubblico della vittima, popolato da modelle ambiziose, scaltri arrivisti, soci in affari pronti a tutto, ma anche di pochi affetti sinceri: in primo luogo, quello della figlia Margot, che trova un quaderno di appunti del padre e lo consegna al commissario perché vada al fondo di questa intricata vicenda e renda giustizia alla vittima.

Non facile è anche la ricerca del movente: chi aveva interesse a eliminare lo stilista, arbitro indiscusso dell’eleganza di alto livello e titolare, insieme ai due soci, di una ditta leader del settore?

E a che scopo?

L’Autrice è abile nel creare atmosfere e dialoghi ricchi di colpi di scena, ma anche di descrizioni avvincenti, che trasmettono emozioni intense e che vanno ben oltre le ambientazioni solite del genere poliziesco: esemplare è, a questo riguardo, la descrizione delle meraviglie di Firenze che incantano il commissario De Santis, in trasferta per incontrare il dotto padre spirituale della vittima.

Un libro estremamente gradevole, scritto in uno stile raffinato, con interessanti riflessioni e spunti anche sui risvolti umani del ‘caso’, dietro cui si nascondono passioni nascoste e devastanti, ossessioni e dipendenze, fragilità e debolezze: uno specchio sincero dei tempi non facili che tutti viviamo e un implicito invito a continuare a credere, sempre, nella giustizia, nel bene, nella lealtà.

Ilaria Celestini

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Recensione al romanzo giallo

La pazienza della formica” di Marina Bertamoni (Fratelli Frilli Editori 2019)

Davvero una giallista di classe, Marina Bertamoni, scrittrice milanese che ha al proprio attivo diversi romanzi, molto apprezzati da critica e pubblico, di questo genere non facile.

In questo libro, ritroviamo, insieme al collega Fabrizio Calligaris, detto Frambe’, e allo scrittore dal fascino maledetto Angelo Di Dio, in un contesto di reciproca evoluzione umana e personale, l’ispettrice della Questura di Lodi, Luce Frambelli, personaggio creato dall’Autrice nel 2017, già protagonista dei due testi precedenti, entrambi pubblicati da Fratelli Frilli Editori: “Chi muore giace” e “Dieci parole per uccidere”.

In essi, i lettori hanno imparato ad apprezzarne la perspicacia, il coraggio, l’integrità; e anche la ricchezza di sentimenti ed emozioni, i valori morali che la portano a non accontentarsi delle soluzioni facili e dei pregiudizi che portano a condannare il più fragile, il più povero o il diverso, ma a tendere, sempre, senza compromessi, verso la verità, anche quando questa è scomoda e rischiosa.

In questo caso, Luce rischia addirittura la carriera, perché decide di non seguire l’ortodossia della prassi: riuscirà nell’intento o sarà schiacciata dal peso dei ruoli, delle gerarchie e della rigidità delle regole, e anche dal proprio irriducibile orgoglio?

Ai lettori il compito di scoprirlo.

Intanto, ripercorriamo gli elementi salienti del caso su cui si trova a investigare: nell’inverno del 2019, a Rogoredo, ritrovo e rifugio abituale di molti emarginati della metropoli milanese, viene ritrovato il cadavere di un clochard, dall’identità francese, presumibilmente morto per assideramento.

Di per sé, sarebbe un caso su cui non sarebbe necessario indagare: un tragico fatto di routine; ma l’uomo, in realtà, si scopre essere stato un pilota italiano, dato per morto nel 1998, in un incidente aereo nel quale perì un importante e facoltoso manager dello spettacolo. E questa scoperta riapre il cold case di tanti anni prima e innesca mille interrogativi: chi era veramente Andrea Lorchi, il pilota di cui nessuno sapeva praticamente nulla?

E chi era davvero il manager defunto? Fu veramente un incidente?

Qualcuno poteva avere interesse a ucciderlo? O a uccidere entrambi?

Come ha fatto il pilota a salvarsi?

E, soprattutto: perché è rimasto nell’ombra per tanti anni, senza più dare notizie di sé?

Quando, poi, si scopre che il presunto clochard, in realtà, aveva un’ottima disponibilità economica, la situazione diventa veramente intricata.

Luce entra in campo con tutto il suo coraggio e la sua sensibilità: e qui si rivela l’abilità dell’Autrice nel renderla una figura a tutto tondo, con una grande umanità, che la porta a cogliere in chi ha di fronte l’essenza incommensurabile della dignità che appartiene di diritto a ogni essere umano, a prescindere da qualunque altra condizione di tipo sociale o culturale.

L’ispettrice riesce a entrare in empatia con una giovane donna legata sentimentalmente ad Andrea, di cui ignorava la vera identità, e che pagherà caro il prezzo di questo amore, in cui ella vedeva una possibilità di riscatto da un’esistenza dura e piena di amarezze.

Molto interessanti, nel libro, oltre alle vicende della narrazione, che si susseguono con ritmo piacevolmente incalzante, sono i risvolti psicologici dei vari personaggi, in primo luogo degli inquirenti delle Forze dell’Ordine e dei colleghi e superiori di Luce.

Molto toccante il ritratto della solitudine in cui troppo spesso vivono, nella sfera privata, coloro che non esiterebbero a dare la vita per difendere il bene pubblico e l’incolumità di tutti noi.

Spesso, dietro ruoli e divise, si nascondono dolori inimmaginabili, affetti distrutti, ferite emotive che restano aperte.

Così come, nella vicenda, ancora restano aperte tante domande sulla famiglia e sulle vere origini di Luce.

Lo stile di scrittura di Marina Bertamoni è elegante, garbato, rispettoso del decoro dei personaggi e della sensibilità del lettore: non indugia su dettagli morbosi o su descrizioni raccapriccianti, ma allude, lascia intendere, punta all’essenziale.

E tratteggia, con poche pennellate di grande nitidezza, ritratti di varia umanità, autentica e palpitante di vita e di emozioni, le cui esistenze s’intrecciano in modo imprevedibile, in scenari che spaziano dall’Europa all’America.

Troviamo così la vedova cinquantenne che rimpiange i tempi in cui affascinava il pubblico con la propria prorompente bellezza e la scopriamo al tempo stesso ricca di sentimenti; scopriamo cosa si nasconde dietro la perfezione austera di un principe del Foro; e quanta dignità e sagacia si cela dietro le misere spoglie di un uomo che ha perduto tutti i beni materiali e vive sulla strada.

Davvero un romanzo che cattura lo spirito e che insegna a non fermarsi alle apparenze, ad non accontentarsi dell’ovvietà, a saper andare oltre: anche quando il rischio è di perdere tutto, perché, quando c’è di mezzo la ricerca della verità, una volta iniziato, non è più possibile fermarsi e, soprattutto, chi è innamorato della verità e della giustizia, non può rinunciare, perché, tradendo la verità, tradirebbe se stesso e la propria più intima identità.

Ilaria Celestini

(il libro è acquistabile nelle migliori librerie nazionali e su tutti gli store digitali)

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Recensione al romanzo di Carla De Bernardi

Si spezza ogni volta il mio cuore” (Golem Edizioni 2020)

Questo libro affronta una tematica terribile con una grazia e una onestà intellettuale disarmanti; cosa c’è di più terribile della perdita di un figlio? Perdere un genitore, un coniuge, un fratello è un’esperienza dolorosissima, come anche non avere più un vero amico, un maestro di vita, una figura di riferimento. Si vive un lutto che ferisce in profondità e che cambia l’esistenza.

Ma restare privi di un figlio equivale a smarrire completamente se stessi, essere annientati, annichiliti.

Non è possibile accettare una realtà di questo genere, e, tantomeno, un suicidio che è solo presunto, ma non dimostrato. La protagonista, quando riceve la ferale notizia, grida tutto il proprio dolore ripetendo per un’intera, interminabile pagina poche parole, tre soltanto, ma che dicono più di qualunque discorso: “Non è vero”.

Per chi non ha vissuto l’esperienza della maternità (che, in verità, non è solo un’esperienza, ma è una dimensione assoluta e totalizzante) è difficilissimo comprendere cosa voglia dire sentirsi di colpo privati di se stessi, nella perdita di un figlio; e si resta sgomenti, perché qualsiasi tentativo di consolare una madre così atrocemente derubata della parte migliore di sé, del proprio frutto, è un atto insensato e insensibile.

E allora, forse, la cosa migliore è restarle accanto, abbracciarla, ascoltare senza alcuna interruzione il racconto di chi era, questa donna, prima di diventare madre: una fragile e brava ragazza ingabbiata troppo presto in un ruolo da adulta, quando avrebbe avuto ancora bisogno di rimanere figlia; una donna dalle mille qualità, ma di cui sembra non essere consapevole; una persona leale anche con chi non lo merita, perché questo è ciò che le hanno insegnato ed è anche quel che costituisce la sua stessa essenza.

Scorrendo queste pagine così intense, salgono alla mente mille interrogativi, tra cui, in primo luogo, questo: quanto influiscono l’educazione e l’aspettativa sociale sulla felicità e sulla sofferenza di ciascuno di noi?

Alle ragazze degli anni Sessanta e Settanta veniva inculcata l’idea che dovevano essere perfette. Non importava che fossero felici; bastava che diventassero tutto quello che ci si aspettava da loro: aggraziate e impeccabili nell’aspetto fisico, educate nei modi, rispettose verso tutti, tranne che con se stesse, sottomesse ai padri e ai fratelli maggiori, prima, e ai mariti, poi.

Analogamente, ai ragazzi veniva impartita la medesima lezione sull’essere perfetti, solo che, al maschile, l’educazione si declinava nel segno della forza, della virilità e del successo ostentati a tutti i costi, perseguiti anche facendo a brandelli i propri sogni e censurando ogni emozione, secondo i dettami del mito dell’uomo che non deve chiedere mai e che ha come compito primario quello di garantire il sostentamento e il benessere della famiglia. Un benessere che, seguendo questa logica, è esclusivamente di tipo materiale, legato all’ancestrale meccanismo di sopravvivenza degli uomini primitivi e delle ere preistoriche, quando l’unico problema che veniva considerato reale era quello di scampare ai pericoli e ai nemici e la sola modalità espressiva concessa era quella della potenza con cui il più forte doveva compulsivamente schiacciare il più debole.

La figura del padre del giovane Tommy è apparentemente invincibile: egli annienta chiunque, anche il proprio figlio, con il peso di una eccezionale ricchezza economica; ma è, involontariamente e inconsapevolmente, fragilissimo, perché non possiede altre risorse che il denaro e, alla fine, risulta privo di spessore umano, chiuso in se stesso e nel proprio dolore che non confesserà mai a nessuno, in lotta contro tutto e tutti, più simile a un guerriero dell’Età Primordiale che a un moderno capitano d’industria.

Ma non esiste, nel mondo, un genitore perfetto, così come non c’è una scuola per diventare genitori. Ci si trova a esserlo, e ognuno cerca di fare il meglio che può, tentando di dare quello che è e che ha, condizionato dalla propria storia personale e da quella del proprio padre e della propria madre, a loro volta derivata dai propri avi, e così, a ritroso, da sempre, sin dalla notte dei tempi.

Siamo tutti imperfetti e smarriti, dentro una dimensione che spesso è più grande di noi.

La madre, il padre, il fratello, la cugina, la zia, i nonni, gli amici: tutti i personaggi di questo libro che si legge divorandolo, catturati dall’intensità e dall’autenticità delle emozioni che trasmette, hanno una loro propria dignità.

Tutti, tranne gli individui che dirigono la comunità terapeutica dove Tommy viene inserito e dove, in maniera incomprensibile, incontrerà il suo tragico destino.

È sconcertante l’indifferenza mostrata da costoro davanti alla sua giovane vita spentasi così prematuramente, ed è intollerabile la loro mancanza di sensibilità e di umanità dinanzi al dolore della mamma e di tutti i familiari.

Leggendo, dal testo sale un’indignazione incommensurabile che prende il cuore e le viscere e si darebbe qualunque cosa per poter dare alla madre, ai parenti, agli amici e, in primo luogo, a Tommy, quella forma altissima di giustizia che è la scoperta della verità, negata continuamente e celata dietro freddezza, burocratismi, silenzi e incongruenze.

Per tacere della violenza psicologica e dell’umiliazione eretta a metodo educativo: nessun educatore degno di questo nome potrebbe tollerare che vengano mortificate e annientate psicologicamente persone che cercano di uscire da una condizione di sofferenza inimmaginabile. Educare non è reprimere, ma contenere, mostrare una via, far scorgere delle possibilità, far emergere il meglio da ciascuno, responsabilizzando, non mettendo alla gogna chi non ha colpe intenzionali, ma solo dolore, fragilità, sogni spezzati e una volontà frantumata da sostanze create appositamente per ridurre a zero ogni tipo di personalità.

In questo romanzo, ci sono tante responsabilità e tanti errori, e vengono posti in evidenza con grande lucidità; ma c’è anche un colpevole silenzioso e onnipresente, e non è un essere umano, ma è la droga, che devasta ogni relazione, ogni speranza, ogni sia pur minimo barlume di vita.

Gli stupefacenti offrono sensazioni che all’inizio fanno sentire beati e onnipotenti, ma che, subito dopo, inghiottono a poco a poco tutta l’esistenza e, di fronte a questo, siamo tutti spettatori disperati e impotenti.

Tutti, tranne chi, per scelta e preparazione professionale, dovrebbe avere il compito di curare le conseguenze di questa tragedia e tutte le ferite psicologiche e fisiche che ne derivano. Ed è giusto che venga fatta chiarezza su questo.

In questa dolorosissima e atroce vicenda, su tutti, comunque, campeggia nitida la figura di Tommy.

Un figlio che vive nel cuore di chi lo ha messo al mondo e di chiunque lo abbia conosciuto. Un’anima pulita, che ha visto gli aspetti peggiori della vita dorata e del lusso, e che ne è stata inevitabilmente travolta e lacerata, ma non sporcata: nella sua giovane e travagliata esistenza, non ha mai fatto del male a nessuno, e questo, davvero, non è poco: nel mondo crudele in cui viviamo, riuscire a non uccidere, sia pure anche solo moralmente, e a non fare agli altri alcun tipo di violenza, è un vero e proprio successo.

Questo figlio, che potrebbe essere il frutto di tutti noi, è e rimane un ragazzo dal cuore buono, che salta e ride, che ama il mare e la fotografia, e che ha ancora tanti progetti e vorrebbe continuare a dare il meglio di sé, per se stesso, per i propri cari, e per tutti i Tommy del mondo.

E questo libro gli rende il giusto onore, perché mostra tutto l’amore che egli ha lasciato dietro di sé, un amore che ne rivela la dignità e che ci fa comprendere come, se il corpo fisico è destinato a dissolversi, l’anima è e resta immortale, integra, intatta, pulita, e ci accompagna ogni giorno, nel nostro cammino terreno, come una presenza benevola che ci guida e ci protegge, per sempre, e che niente e nessuno potrà toglierci mai.

Ilaria Celestini

Brescia, 12 Novembre 2020

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recensione a “Con Animo Bambino”

 

 

Recensione a “Con Animo Bambino” di Eliana Vinciguerra

(a cura di Ilaria Celestini)

Questo libro, pubblicato dalla casa editrice Angolazioni (2016), suscita emozioni molto intense: scritto in uno stile elegante, molto calibrato nel lessico ed estremamente scorrevole quasi fosse un dialogo che l’Autrice instaura con i lettori, raccoglie una silloge di pensieri in prosa, ricordi, riflessioni, ritratti di ambienti e paesaggi che sono al tempo stesso luoghi geograficamente reali e dimore dell’anima.

Tutta la vita, la vita affettivamente ed emozionalmente ricchissima di Eliana Vinciguerra è racchiusa in queste pagine preziose: la scrittrice ci narra delle sue memorie di bambina nella dolce e forte terra d’Abruzzo; ci presenta la figura della nonna, donna di estrema umanità e di grande saggezza; ci porta con sé nei viaggi attraverso la cultura africana, inducendoci a riflettere sul valore e sul significato delle maschere e ancor di più sull’importanza di conoscere gli altri, per conoscere meglio noi stessi e per creare un mondo più autentico e giusto, fondato sul rispetto e sulla dignità.

Animo nobile e sempre pronto ad aiutare senza mai chiedere contraccambio, Eliana ci racconta la vita dal punto di vista di uno sguardo puro, come hanno i bambini, capace di stupirsi e di gioire delle piccole cose, di un tramonto, di un fiore, di una carezza: sono in realtà, ci spiega l’Autrice, le cose più importanti della nostra breve esistenza, a cui abbiamo il non facile compito di dare significato.

Al cuore della vita è, o dovrebbe essere, l’amore.

L’amore in senso sentimentale, o in senso passionale e soprattutto l’amore agapico, universale e fraterno nei confronti di ogni essere vivente, sia un’umile pianta sia una persona.

In particolare spicca nella vita di Eliana come nei vari capitoli della raccolta l’attenzione all’umanità sofferente, ai dimenticati, agli esclusi.

Indimenticabile è per l’Autrice l’esperienza come infermiera volontaria in Bosnia, al tempo della guerra in Juguslavia.

Le pagine in cui descrive gli orrori vissuti dalle vittime inermi di una tragedia immane, sono indelebili memorie vissute, scuotono la coscienza e ci inducono a uscire dal torpore quotidiano, in cui spesso consumiamo, quasi inconsapevolmente, le nostre giornate.

Altrettanto intense sono le memorie degli affetti famigliari, in particolare i ricordi legati all’infanzia ci conducono in un mondo perduto, dove bastava poco per essere felici e la cui semplicità era intrisa di valori e di insegnamenti dei quali oggi avremmo tutti più che mai necessità.

Un libro prezioso, che racconta un’esistenza; un insieme di momenti esistenziali e meditazioni che fanno vibrare l’anima e trasmettono speranza e amore invincibile per il dono che è la vita.

Pagine che ci rendono più umani, da leggere con gratitudine e da rileggere con sempre nuove emozioni e spunti di riflessione, accompagnati dal sorriso dell’anima dell’Autrice, che ci ha regalato molto di sé e ci aiuta a conoscere più compiutamente noi stessi, in una dimensione che dalla sua realtà assolutamente unica e particolare riesce a trasmettere un respiro universale.

Ilaria Celestini

(critico letterario, specialista in Lingua e Letteratura Italiana)

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Recensione alla silloge di Eliana Vinciguerra “Gocce d’Anima” (a cura di Ilaria Celestini, critico letterario, specialista in Lingua e Letteratura Italiana)

Una raccolta di liriche preziose, con alcune brevi riflessioni in prosa, in cui emerge tutta l’anima dell’Autrice, anima straordinariamente grande e colma di amore e di valori morali autentici e profondi: dopo il successo della raccolta di prose “Con animo Bambino” (Angolazioni Editore 2016), “Gocce d’Anima” (Edizioni YouCanPrint 2016), prima silloge poetica di Eliana Vinciguerra, è un vero gioiello letterario, in cui si mescolano con eleganza e sapienza compositiva delicati e intensi quadri di vita, descrizioni di luoghi amati, riflessione e denuncia di tematiche sociali, meditazioni esistenziali e intensissimi palpiti d’amore.

Tutto il mondo affettivo dell’Autrice è rappresentato in queste pagine, che scorrono piene di immagini di grande bellezza e di straordinaria efficacia: gli affetti familiari sono espressi con toni altamente lirici e nel contempo con struggente dolcezza; il ricordo del passato è sempre unito alla comunicazione di una solida speranza; la bellezza e l’armonia della natura fanno da significativo contrappunto alla rappresentazione della solitudine e del disagio di tanta umanità che si aggira desolata e dolente negli scenari urbani.

Ma parlare delle liriche di Eliana Vinciguerra in termini di sola critica letteraria, evidenziandone semplicemente gli aspetti formali, quali la perfetta musicalità e il ritmo estremamente gradevole e incisivo, la bellezza e la nobiltà delle chiuse e la grazia dello stile sarebbe riduttivo: la poesia di Eliana è essenzialmente anima, è un’anima meravigliosa che si svela, che parla, che offre con generosità la parte più vera di sé.

Ed è cuore che pulsa, la sua scrittura, che vibra di compassione per ogni essere vivente e in particolare per i più deboli, per le anime ferite dalla vita, per lo sguardo innocente dei bambini e per tutto ciò che va custodito con amore: una nuova esistenza, un baluginio d’infinito nella fatica quotidiana del vivere, una gioia condivisa con ottimismo e tenerezza.

Nella raccolta emerge tutta la forza dei valori etici che da sempre guidano l’Autrice: dedizione alla famiglia, amore disinteressato verso tutti e in particolare verso i sofferenti, lealtà e onestà adamantina nell’amicizia e nell’amore, passione per l’esistenza, attenzione verso il sociale e per la bellezza, per l’arte, per la cultura nel segno della condivisione e trasmissione di valori.

Eliana è stata infermiera professionale e ha operato come volontaria anche in contesti altamente drammatici in zone belliche; ha visto in prima persona tutto il dolore del mondo e tutto il male che è in grado di compiere l’essere umano.

Ogni sua poesia è un invito alla speranza, ad andare oltre, a realizzare con impegno e onestà un mondo migliore.

Le sue liriche possiedono il dono che è proprio soltanto della grande poesia: la capacità di esprimere la propria esperienza e meditazione individuale, trascendendola e arrivando così a esprimere una dimensione universale in cui ogni essere umano si possa riconoscere.

L’anima non ha confini, né barriere: e l’anima splendida che emerge da queste pagine, è un’anima vera e vibra di autenticità; in questo mondo, spesso ferito da violenze e dove i volti umani si riducono troppo sovente a mere maschere, incontrare il cuore e la grazia di un’anima autentica è un’esperienza di cui ciascuno di noi ha bisogno e dopo questa lettura, ognuno si sente arricchito e migliore.

Grazie, Eliana, per averci donato queste gocce di te e della tua anima grande.

Ilaria Celestini

(critico letterario, specialista in Lingua e Letteratura Italiana)

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Recensioni

Intervista a Enzo Meli, autore del romanzo poliziesco “I delitti del Santo di Maggio” (TPLM Edizioni 2016) – a cura di Ilaria Celestini

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(Intervista a cura di Ilaria Celestini, critico letterario, specialista in Lingua e Letteratura Italiana, direttore editoriale TraccePerLaMeta Edizioni, sezione Narrativa e sezione Spiritualità)

 

 

Un romanzo che si legge tutto d’un fiato; una trama avvincente, un giallo dove non c’è niente di scontato; come scenario, una terra splendida e come orizzonte una dimensione internazionale.

” I delitti del Santo di Maggio ” è un testo splendido, che regala emozioni a piene mani.

Scopriamo chi è il suo autore, Enzo Meli.

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Buongiorno, Enzo, grazie per questa intervista.

Vorresti raccontare agli amici che ci leggono qualcosa di te: talento poliedrico, creativo nel settore della moda, imprenditore televisivo, chi è Enzo Meli?

 

 

ENZO MELI È ESATTAMENTE QUELLO CHE HAI APPENA SCRITTO: UN PEZZO DI TUTTO.

NON HO MAI AVUTO LA CAPACITÀ DI SOFFERMARMI SU UNA SOLA COSA, ED È UNA CAPACITÀ ALLA QUALE NON AMBISCO NEMMENO OGGI  😉

 

Chi è Enzo? 

 

ENZO È: FIGLIO (OGNI GIORNO), MARITO (DA QUASI 50 ANNI), PADRE (LA PRIMA VOLTA 46 ANNI FA, E LA SECONDA 3 ANNI DOPO), CONSULENTE (ANCORA OGGI, NEL QUOTIDIANO) LE MIE FIGLIE MI CERCANO PER AVERE IL MIO PARERE SUI LORO BUSINESS (ED IO LI FACCIO MIEI, MI INFERVORO CON E PER LORO, MI ENTUSIASMO CON E PER LORO E SOPRATTUTTO MI “SCIOGLIO PER IL RUOLO CHE MI HANNO ASSEGNATO ”  😉

 

Dopo la moda e la televisione, la scrittura: cosa significa per te?

 

LA SCRITTURA È PARTITA PER RIEMPIRE DELLE NOTTI INSONNI (DA ANNI NON MI RIESCE DI DORMIRE MOLTO, DOPO L’INFARTO AVUTO NEL 2010 POI…SEMPRE MENO) COSÌ AVEVO BISOGNO DI OCCUPARE QUELLE ORE DI SILENZIO E SOLITUDINE (SOLITUDINE DETTATA SEMPLICEMENTE DAL FATTO CHE A MIA MOGLIE INVECE RIESCE MOLTO BENE DORMIRE DI NOTTE   ;))) 

INSOMMA COME TANTI  LA SCRITTURA È NATA PER CASO… COL TEMPO PERÒ SI È IMPOSSESSATA DI ME (COME SUCCEDE CON TUTTE LE PASSIONI VERACI) E OGGI, PER SCRIVERE…….DORMO ANCORA MENO DI PRIMA (È DESTINO, ME NE SONO FATTO UNA RAGIONE 😄)

 

Come nasce l’idea di questo libro?

 

IN PRIMIS DALL’AMORE PER LA STORIA (FORTE DA SEMPRE), A SEGUIRE DALL’AMORE PER LA MIA ISOLA ED INFINE PER L’IRREFRENABILE FANTASIA CHE HO DA QUANDO HO MESSO PIEDE SU QUESTO PIANETA 😉

 

Quanto c’è di Enzo nel commissario Marano?

 

MOLTO DIREI: SICURAMENTE LO IMMAGINO COME ME DAL PUNTO DI VISTA FISICO (GRAN BELL’UOMO QUEL MARANO 😄) e POI IN MOLTI DETTAGLI CI SONO IO: COCCIUTO, SIMPATICO (CON CHI E QUANDO VOGLIO  😉 CAPARBIO E… GOLOSO  ;))

 

Quanto c’è di Marano in Enzo?

 

AD ESEMPIO QUESTA INTERVISTA: SENZA DI LUI NON MI SAREI POTUTO DIVERTIRE COME ADESSO, MENTRE TI RISPONDO  😉

 

Il maggiore pregio secondo te del tuo libro?

 

CHE DÀ UN ENORME, INDESCRIVIBILE, MOTIVANTE, PROFONDO SENSO …. alla mia INSONNIA! 😄

 

Il complimento per questa tua opera che ti ha fatto più piacere?

 

“DOPO POCHE PAGINE, NON SONO PIÙ RIUSCITO A FERMARMI, L’HO DIVORATO.

 

Chi sono i tuoi lettori ideali?

 

SENZA DUBBIO I “GIALLISTI” MA HO AVUTO GRANDI SODDISFAZIONI ANCHE DA CHI LEGGE TUTT’ALTRO; È INCALZANTE E QUESTO IN GENERE È PIACEVOLE PER CHIUNQUE.

 

Qual è il messaggio che maggiormente desideri trasmettere con il tuo libro?

 

CHE LA VITA È UNA SOLA E VA RIEMPITA CON LA PASSIONE CHE CI PULSA NEL CUORE, ANCHE (E FORSE SOPRATTUTTO) A SETTANT’ANNI (CHE’ TANTO PER DORMIRE C’E SEMPRE TEMPO 😉

INOLTRE, SAREI FELICISSIMO SE DOPO AVER LETTO IL MIO LIBRO, QUALCUNO MI DICESSE: “MI HAI FATTO VENIRE VOGLIA DI VISITARE LA SICILIA!”

 

 

[Questo libro è edito da TraccePerLaMeta Edizioni ed è distribuito da Mescat srl – Milano; ordinabile in qualsiasi libreria e anche su quelle online: La Feltrinelli, ibs.it, Amazon]

Associazione Culturale TraccePerLaMeta –    SCHEDA  LIBRO: I delitti del Santo di Maggio – di Enzo Meli 

 

Titolo: I delitti del Santo di Maggio

Sottotitolo: The Show Must Go On

Autore: Enzo Meli

Curatore: Ilaria Celestini

Prefazione: Cino Tortorella (Mago Zurlì)

Nota Critica: Ilaria Celestini

Direttore Collana: Ilaria Celestini

ISBN: 978 – 88 – 98643 – 72 – 1

Collana: Oltremare – Narrativa

Editore: TraccePerLaMeta Edizioni

Genere: Giallo

Pagine: 312

Prezzo di listino:  € 14,50

Pagina web: http://www.tracceperlameta.org

 

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Descrizione:

Sempre aperto al dialogo, curioso, appassionato della vita, Enzo Meli, autore e produttore televisivo, è stato precursore delle radio e delle televisioni commerciali private. A settant’anni, nel 2015, esordisce con il suo primo romanzo.

Un grande romanzo, di quelli che non è possibile perdere, da parte di un autore dalla scrittura nobile, che conquista con la sua capacità di condurci in ambienti ogni volta diversi, lungo le vicende più spinose e atroci della storia e che con eleganza ci invita a riflettere, a stupirci, a non perdere, nemmeno davanti al male più bieco, l’umano che è in noi. Colpi di scena che sorprendono il lettore e lo inducono a leggere senza accettare interruzioni, con il fiato sospeso, in attesa degli sviluppi di questa trama intricata e avvincente. Raramente è dato, nella letteratura contemporanea, trovare un così felice connubio di contenuti e stile.

Meli sa usare il linguaggio in ogni sua sfumatura; sa costruire il discorso in modo da coinvolgere il lettore in una vicenda che affascina; e sa raccontare la meravigliosa terra di Sicilia con amore, passione e ironia: una terra di indescrivibili bellezze, di colori e sapori preziosi e inconfondibili, struggente nei suoi dolori e incantevole nella sua fiera dignità. (dalla Nota Critica di Ilaria Celestini, critico letterario, direttore editoriale di TPLM Edizioni – collana di narrativa Oltremare e collana Luce di spiritualità).

La scrittura di Enzo è assolutamente originale, e a poco a poco la sua ironia, il suo umorismo, l’abilità tutta personale di raccontare ti conquistano. (dalla Prefazione di Cino Tortorella, notissimo protagonista di tante splendide trasmissioni televisive e amato da tutti nel personaggio di Mago Zurlì, conduttore del celeberrimo programma “Lo zecchino d’oro”).

 

 

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